La vecchia Chiesetta.

“Della piccola chiesa di Mater Domini” scrive Don Leonardo Calabretta nel suo volumetto - Dalla chiesetta alla chiesa nuova di Mater Domini in Catanzaro – “non si conosce l’epoca in cui è stata costruita. Di conseguenza si possono fare solo delle ipotesi”.
Una di queste è che la chiesetta potrebbe essere stata edificata nella seconda metà del XV° secolo, epoca a cui risalirebbe anche la pala lignea con l’immagine della Madonna col Bambino secondo la valutazione fatta dalla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Cosenza nel 1979 quando ne fu eseguito il restauro.
Il nome della chiesetta è riportato per la prima volta in un documento del 1691 emesso da Vescovo di Catanzaro, Mons. Carlo Sgombrino, in cui si legge testualmente “S. Maria de Mater Domini posta vicino il casale di Gagliano”.
Il nome della chiesetta da quella data in poi ricorre spesso nei documenti della Mensa Vescovile di Catanzaro, in particolare nei passaggi di appartenenza e beneficio d’uso dato agli ecclesiastici, fino ad arrivare agli anni ‘40 del XX° secolo quando la chiesa, assieme al piccolo fondo rustico di circa un ettaro, fu venduta a Sig. Carlo Maria L’Occaso.
Questi fece costruire un nuovo campanile, acquistando anche una nuova campana dove è ben visibile la scritta “I Fedeli di Mater Domini”, e adibì un piccolo vano a sagrestia. Da allora, e fino al 2006, altri lavori di restauro e riparazione si sono resi necessari in particolare per il tetto e per il pavimento nonché per modifiche sia al vecchio portone in pietra tufacea che all’altare.
Durante i lavori degli anni 80-90 la chiesetta è stata impreziosita sul frontespizio da una lastra in marmo sulla quale è riportata una poesia di Giovanni Patari del 1905 e da una nuova porta in bronzo con bassorilievi raffiguranti la vita della Vergine Maria (foto) mentre all’interno è stata arricchita con “i pannelli dell’Allenza” realizzati sempre in bronzo e posizionati sulle pareti laterali. Infine sull’altare è stata collocata la pala lignea restaurata della Madonna col Bambino.
Della vecchia statua della Madonna, che fino a dopo la seconda guerra mondiale veniva portata in processione durante la festa che dal 1676 si celebrava l’ultima domenica di agosto, non si è avuto più notizia dopo i lavori degli anni ’50.
Intanto visto il notevole incremento edilizio sul territorio attorno alla chiesetta, quest’ultima, che da sempre era appartenuta alla cura pastorale del parroco di Gagliano, da “Vicaria” nel 1973 passò a “Vicaria Curata Autonoma Mater Domini” e affidata al sacerdote Don Biagio Amato. Infine nel 1982 l’Arcivescovo Antonio Cantisani la erigeva a “Parrocchia” nominando parroco Don Vincenzo Grillo e successivamente, nel 1984, affidandola ai Padri Cappuccini della Parrocchia di Madonna di Pompei nominando all’esercizio della cura pastorale Padre Pasquale Pitari.

I Pannelli dell'Alleanza

Sui muri laterali della chiesetta fanno bella mostra di se i Pannelli con la Storia dell’Alleanza. Realizzati in bronzo dallo scultore Valter Parrillo, furono benedetti e inaugurati il 25 giugno del 1988. Il tema dell’alleanza di Dio con l’uomo è sviluppato attraverso il susseguirsi armonico di scene significative della Storia della Salvezza. Le scene si possono riassumere in quest’ordine: la Creazione, la Tentazione e la Cacciata dall’Eden,l’Alleanza con Noè e Abramo, il Passaggio del Mar Rosso e l’Alleanza con Mosè, l’Annuncio dei Profeti, l’Annunciazione e Nascita di Gesù, i Re Magi, Gesù tra i Dottori del Tempio, il Battesimo di Gesù, l’Ingresso di Gesù in Gerusalemme, l’Ultima Cena, l’Agonia nel Getsemani, la Via Crucis, la Resurrezione e l’Ascensione di Gesù al cielo, la Missione della Chiesa continuatrice dell’Opera di Cristo, la Pentecoste, la Chiesa, il Vaticano II°, la Preghiera Ecumenica di Assisi del 27 ottobre 1986.

Il portale in bronzo della chiesetta

Sempre su opera del parrocchiano e artista Valter Parrillo fu realizzata in bronzo la nuova porta della chiesetta. La porta a due battenti racchiude sei bassorilievi riguardanti la vita della Vergine Maria e cioè: l’Annunciazione, la Natività, la Fuga in Egitto, le Nozze di Cana, la Crocifissione, l’Assunzione e Incoronazione della Vergine. In basso, con altri due bassorilievi, sono invece raffigurati i quattro simboli degli Evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

La Pala lignea

A riportare alla luce la tavola della Madonna col Bambino fu Don Biagio Amato il quale la ritrovò abbandonata e in cattive condizioni nella piccola sacrestia della chiesetta e l’8 ottobre del 1979 pensò bene di inviarla alla Soprintendenza per i benti artistici e storici di Cosenza affinché ne valutassero il valore e il possibile restauro. Il lavoro fu eseguito egregiamente dal Prof. Giorgio Leone con la collaborazione delle dottoresse Rosanna Caputo e Nella Mari e di altri esperti. La tavola, restaurata, risultò di notevole interesse storico-artistico in quanto testimonianza della cultura meridionale dei secoli XVI-XVII e fu fatta risalire alla fine del 1500 e attribuita alla scuola di pittura messinese. Sulla tavola purtroppo non compariva né il nome dell’autore né la data di esecuzione però la presenza di alcune scritte in latino diede la certezza che fosse di scuola occidentale. Il fondo della tavola è di color noce e la Vergine indossa un mantello azzurro, reso più prezioso da una frangia dorata e da un fermaglio che tiene unito il mantello all’altezza del petto della stessa Vergine. Il Bambin Gesù indossa una veste rossa con mantello color marrone chiaro. Il capo della Vergine è ricoperto da un velo rosso mentre il volto, molto espressivo, ha lo sguardo dolce e materno, tipico di tutte le icone mariane. Sia sul capo della Madonna che su quella del Bambino poggia una corona aurea ed entrambe le teste sono contornate da un’aureola. La Vergine, col braccio destro, regge il Bambino che con la mano sinistra regge il globo e con la destra benedice mentre la mano sinistra della Madonna sembra indicare Gesù, salvatore del mondo. Data la bellezza, la tavola fu esposta per lungo tempo all’ingresso del padiglione della sala-mostre della Soprintendenza di Cosenza e solo il 4 ottobre 1986, per interessamento del parroco Padre Pasquale Pitari, la tavola potè finalmente ritornare nella chiesetta per essere ricollocata nel posto che occupava originariamente.

La nuova Chiesa.

L’espandersi del quartiere Mater Domini e il notevole aumento della popolazione rendevano urgente la costruzione di una chiesa più ampia considerato che le Messe festive, visto l’esiguo spazio nella chiesetta, venivano celebrate nella vicina scuola elementare. Il Parroco Padre Pasquale Pitari si adoperò molto perché ciò potesse realizzarsi e finalmente il 3 febbraio 1988 la Commissione Urbanistica del Comune di Catanzaro stabilì che la Nuova Chiesa sarebbe stata costruita all’interno di Parco Genziana nelle vicinanze della vecchia Chiesetta. Il 27 settembre 1990 l’Arcivescovo Mons. Antonio Cantisani, assistito dal parroco Padre Pasquale Pitari, benedì e pose la prima pietra della Nuova Chiesa Parrocchiale dedicata a Maria “Mater Domini” e cinque anni dopo, il 27 dicembre 1995, alla presenza di moltissimi fedeli, di numerosi sacerdoti e delle Autorità Civili e Militari, ebbe inizio il rito di “dedicazione e consacrazione” da parte dell’Arcivescovo di Catanzaro-Squillace Mons. Antonio Cantisani. Finalmente il quartiere aveva la sua nuova chiesa!
La nuova chiesa, progettata dall’ing. Massimo Rubino, occupa uno spazio di 840 mq., il tetto (a capanna) è sostenuto da otto lunghe travi che poggiano su otto colonne e sull’altare raggiunge l’altezza massima di 12 metri. Sul tetto è stata collocata la statuina in cartapesta della Vergine col Bambino che si trovava nella vecchia chiesetta, sostituita poi da una in resina. Il campanile è costituito da tre campane e da un sistema campanario elettronico.
Le ampie vetrate progettate dall’artista Valter Parrillo si estendono per una estesa di 120 mq. e rappresentano un inno di lode alla redenzione operata da Cristo.
La chiave di lettura la da la grande croce centrale da cui partono i raggi che raggiungono le due estremità dando vita a tutta la natura. Accanto alla croce c’è la Vergine Maria assieme a S. Francesco d’Assisi, Papa Giovanni Paolo II, Madre Teresa di Calcutta e una coppia di fidanzati che simboleggiano l’amore che sboccia. Tutte le tessere sono state realizzate in plexiglas e man mano si stanno sostituendo con vetri verniciati a fuoco, inalterabili nel tempo, e con gli stessi disegni originari. Le quattro tessere che invece si trovano ai lati pel presbiterio rappresentano simboli mariani e liturgici.
Nel 1998 sulle due pareti ai lati dell’altare sono state posizionate le 14 stazioni della Via Crucis realizzate in fibra di vetro. Nel 2014 stata aggiunta anche la 15^ stazione. Ma è nel 1999 che la chiesa si arricchisce di una nuova opera che la identifica e traccia il legame stretto con la vecchia chiesetta. Il 13 marzo di quell’anno alle ore 16,30 si è svolta la cerimonia di consegna alla parrocchia del “mosaico” della Madonna di Mater Domini. Il mosaico, alto 7 metri e largo 5, realizzato dall’artista albanese Josif Droboniku, riproduce la pala della chiesetta. Nel frattempo, il 19 maggio 1996, su esplicita richiesta della Provincia Religiosa dei Padri Cappuccini di Catanzaro, la parrocchia ritorna al Clero Diocesano e l’Arcivescovo nomina parroco Don Leonardo Calabretta che manterrà tale incarico fino al 6 settembre 2014 quando al suo posto viene nominato parroco il sacerdote Don Mario Spinocchio.

Le vetrate

L’idea primigenia per la realizzazione delle vetrate della Chiesa Nuova è scaturita nella mente dell’artista Valter Parrillo, sempre lui, pensando a S. Francesco d’Assisi e al suo “Cantico di frate sole” e tentando quindi di cogliere e rappresentare gli aspetti più significativi della natura in quanto riflessi dell’amore di Dio verso tutto il Creato. Le vetrate, a cui vanno aggiunte le quattro tessere poste ai lati del presbiterio, coprono una superficie di più di 120 mq. e si estendono ad arco su tutta la facciata della chiesa. La chiave di lettura parte dalla grande Croce centrale da cui si irradiano i raggi che danno vita a tutto il Creato rappresentando quindi l’inno di lode alla redenzione operata da Gesù Cristo. Si possono così ammirare gli abissi marini con le sue creature, il volo degli uccelli, il mare in tempesta, il vento e le nubi. Ma anche la fioritura della natura, le rondini e gli animali domestici, l’uomo e i frutti della sua fatica, l’amore verso il prossimo, le sofferenze della vita. Al centro, accanto alla Croce e alla Vergine Maria, tre figure fulgide della cristianità: Madre Teresa di Calcutta, Papa Giovanni Paolo II° e San Francesco di Assisi. All’interno di una delle vetrate si può anche vedere la figura di Padre Pasquale Pitari quale omaggio alla dedizione e all’impegno profusi affinché la nuova chiesa fosse realizzata.

(Le notizie e citazioni qui riportate sono tratte dal volumetto “Dalla chiesetta alla chiesa nuova di Mater Domini in Catanzaro” di Don Leonardo Calabretta)